CoViD-19 e brevetto, secondo atto

Photo by cottonbro from Pexels

Non più tardi di 2 mesi fa commentavo su queste pagine l’euforia per l’annuncio della scoperta del primo vaccino contro il CoViD-19 indicando tre problemi cui saremmo potuti andare incontro a causa del sistema del brevetto. In particolare indicavo i problemi legati alla capacità produttiva, necessariamente limitata anche per giganti come Pfizer, a fronte di una domanda a tutti gli effetti globale.

Puntualmente, a nemmeno 1 mese dall’inizio della distribuzione dei vaccini, è arrivata la notizia che Pfizer rallenterà la distribuzione delle dosi del suo vaccino proprio a causa di tagli alla produzione destinata all’Europa (a quanto pare per lavori di ingrandimento del principale sito produttivo di Pfizer in Belgio), con impatti sull’Italia pari a -29%. Sia chiaro che non tengo molto al ruolo del profeta di sventure, ma una situazione del genere era abbastanza prevedibile. Anzi, era stato lo stesso CEO di Biontech ad anticiparlo insieme a tanti osservatori internazionali.

Al netto dunque dei vani riferimenti ad azioni legali o persino a teorie del complotto, ci toccherà aspettare qualche settimana in più del previsto (e speriamo si tratti solo di settimane). Rimane il fatto che in questo momento le grandi democrazie europee si trovano con le armi spuntate e costrette a fare affidamento sulla tenuta logistica ed organizzativa delle aziende farmaceutiche.

Una strada in realtà ci sarebbe pure, qualora le cose dovessero volgere al peggio, ed è lo stesso sistema brevettuale che la indica. La via da seguire dovrebbe essere quella delle licenze obbligatorie, ossia quella di permettere ad altre aziende farmaceutiche di utilizzare e produrre i vaccini anti CoViD, dietro il pagamento di una royalty il cui ammontare sarebbe determinato dallo Stato o da un arbitro, senza rischiare condanne per l’uso illegittimo dell’invenzione altrui. Si tratta di un mezzo ovviamente di emergenza e per la cui applicazione servirebbe pure una modifica del quadro legislativo europeo ed internazionale, ma qualcuno in Europa ha già iniziato a pensarci sia a livello di Parlamento Europeo che di legislazione nazionale.

Rimane tuttavia forte il senso di amarezza ed impotenza per un sistema che in questa situazione pare troppo sbilanciato verso l’interesse privato a scapito della collettività, per di più dopo che molti Stati e la stessa Unione Europea hanno contribuito in maniera importante tramite finanziamenti pubblici e commesse prenotate e garantite in anticipo per miliardi, per poi trovarsi sostanzialmente inermi di fronte alle scelte delle aziende.

Lascia un commento